Holding di partecipazione: quando può diventare uno strumento di risparmio fiscale per l’imprenditore

Ridurre il carico fiscale non significa necessariamente “pagare meno tasse” nell’immediato. In molti casi, una corretta pianificazione consente soprattutto di differire la tassazione e lasciare maggiori risorse all’interno del sistema imprenditoriale, da utilizzare per nuovi investimenti e per la crescita dell’impresa.

Tra gli strumenti che possono assumere un ruolo importante in una strategia di pianificazione fiscale rientra la holding di partecipazione.

La holding, tuttavia, non è una soluzione automatica né una struttura da costituire semplicemente per ottenere un vantaggio fiscale. La sua convenienza deve essere valutata sulla base della situazione concreta dell’imprenditore, della struttura societaria, degli utili prodotti e soprattutto di come questi utili verranno utilizzati.

Holding: risparmio fiscale o differimento della tassazione?

Le holding vengono talvolta presentate come uno strumento capace di “azzerare” le imposte. Si tratta di un approccio fuorviante.

Il principale vantaggio fiscale consiste nella possibilità di mantenere gli utili all’interno dell’ambito societario e reinvestirli, evitando che la tassazione personale intervenga immediatamente.

Per i dividendi percepiti da una società di capitali, l’articolo 89 del TUIR prevede infatti un regime di parziale esclusione: gli utili distribuiti sono esclusi da imposizione nella misura del 95% dell’importo percepito. Considerando l’aliquota IRES ordinaria del 24%, il carico fiscale potenziale sul dividendo percepito dalla holding è quindi pari all’1,2%.

Questo meccanismo può diventare particolarmente interessante per l’imprenditore che non ha necessità di prelevare immediatamente gli utili personalmente, ma intende utilizzarli per finanziare nuovi investimenti.

Un esempio concreto

Immaginiamo una società operativa che distribuisca 100.000 euro di dividendi.

Se la società operativa è direttamente partecipata da una persona fisica e il socio riceve i dividendi, l’importo distribuito è soggetto alla ritenuta del 26%. In questo caso, su 100.000 euro la tassazione è pari a 26.000 euro.

La situazione cambia se la società operativa è invece partecipata da una holding.

In questo caso, il trasferimento dei 100.000 euro dalla società operativa alla holding determina, in base al meccanismo descritto nell’articolo, un’imposizione IRES di 1.200 euro, corrispondente all’1,2% del dividendo percepito.

La differenza diventa particolarmente significativa se la holding non distribuisce immediatamente le somme alla persona fisica, ma le utilizza per ulteriori investimenti.

Dove si trova realmente il vantaggio?

Il punto centrale è proprio questo.

La holding può consentire all’imprenditore di far circolare gli utili all’interno del sistema societario, mantenendo a disposizione una quantità maggiore di risorse finanziarie.

Le somme possono essere destinate, ad esempio, a:

  •     – nuovi investimenti imprenditoriali;
  •     – acquisizione di partecipazioni in altre società;
  •     – investimenti finanziari;
  •     – investimenti immobiliari;
  •     – sviluppo e crescita del gruppo.

Secondo l’analisi contenuta nel documento, quando i dividendi rimangono nella holding e vengono reinvestiti, la pressione fiscale sul primo passaggio può risultare molto contenuta, fino ad arrivare, in presenza di una perdita fiscale complessiva, anche all’azzeramento dell’imposta.

È quindi soprattutto la capacità di reinvestire gli utili, e non semplicemente la costituzione della holding, a determinare l’effettiva convenienza della struttura.

Attenzione alla distribuzione degli utili alla persona fisica

Il vantaggio non deve però essere sopravvalutato.

Se la holding riceve i dividendi dalla società operativa e successivamente li distribuisce al socio persona fisica, si verifica un secondo livello di tassazione.

Nel caso esaminato nel documento, dopo il primo passaggio la holding avrebbe sostenuto 1.200 euro di imposta. Distribuendo poi al socio persona fisica i restanti 98.800 euro, si applicherebbe la ritenuta del 26%, pari a 25.688 euro. La tassazione complessiva arriverebbe quindi a 26.888 euro, superiore ai 26.000 euro che sarebbero stati pagati senza il passaggio attraverso la holding.

Questo esempio dimostra un principio fondamentale:

La holding non deve essere considerata semplicemente come uno strumento per pagare meno imposte sui dividendi destinati personalmente all’imprenditore.

Se l’obiettivo è prelevare immediatamente gli utili per utilizzarli a livello personale, il vantaggio fiscale può infatti ridursi sensibilmente o addirittura trasformarsi in un aggravio.

Quando vale la pena valutare una holding?

La valutazione può diventare particolarmente interessante quando l’imprenditore:

  •     – genera utili significativi e ricorrenti;
  •     – non ha bisogno di distribuire integralmente gli utili a livello personale;
  •     – intende reinvestire una parte consistente delle risorse;
  •     – sta valutando l’acquisizione di altre società;
  •     – vuole creare una struttura societaria destinata a gestire più attività;
  •     – intende effettuare investimenti finanziari o immobiliari attraverso una struttura societaria;
  •     – vuole costruire nel tempo un vero e proprio gruppo societario.

In queste situazioni, la holding può diventare uno strumento di pianificazione finanziaria, societaria e fiscale, non una semplice tecnica per ridurre le imposte.

La convenienza va analizzata prima di costituire la società

Costituire una holding comporta naturalmente anche costi, adempimenti amministrativi, contabili e fiscali.

Per questo motivo non esiste una soglia di fatturato o di utile che renda automaticamente conveniente la costituzione di una holding.

La domanda corretta non è:

“Quanto posso risparmiare costituendo una holding?”

È piuttosto:

“Come posso organizzare nel modo più efficiente la mia struttura societaria e utilizzare gli utili prodotti dalla mia impresa per finanziare la crescita futura?”

La risposta richiede un’analisi complessiva della situazione dell’imprenditore, delle società coinvolte, dei flussi finanziari e degli obiettivi personali e aziendali.

Pianificare oggi per avere più risorse da investire domani

Per un imprenditore, il vero valore della pianificazione fiscale non consiste necessariamente nel ridurre l’imposta nell’anno corrente.

In molti casi, l’obiettivo più importante è evitare di sottrarre prematuramente risorse al sistema imprenditoriale, mantenendole disponibili per finanziare nuovi progetti.

La holding può rappresentare uno degli strumenti attraverso cui raggiungere questo risultato, ma deve essere inserita all’interno di una strategia più ampia e costruita sulla situazione specifica dell’impresa.

Vuoi capire se una holding può essere conveniente per la tua impresa?

Prima di costituire una holding è opportuno effettuare una simulazione fiscale e finanziaria personalizzata, confrontando almeno due scenari:

distribuzione diretta degli utili al socio
vs.
distribuzione degli utili alla holding e successivo reinvestimento.

Solo attraverso questo confronto è possibile comprendere se la struttura può generare un effettivo vantaggio e quale possa essere il suo impatto nel medio-lungo periodo.

Una corretta pianificazione fiscale non consiste nel cercare una scorciatoia per pagare meno tasse, ma nel progettare la struttura societaria più efficiente per sostenere la crescita dell’impresa.

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