La scelta dell’auto per dipendenti e collaboratori può incidere significativamente sui costi dell’impresa
Per un’azienda o una ditta individuale che ha dipendenti, collaboratori o personale che effettua frequentemente trasferte, la gestione dell’automobile rappresenta una voce di costo che merita un’attenta valutazione.
È più conveniente mettere a disposizione un’auto aziendale ad uso promiscuo oppure riconoscere al dipendente un rimborso chilometrico per l’utilizzo della propria automobile?
Non esiste una soluzione valida per tutti.
La scelta deve essere valutata considerando non soltanto il costo dell’automobile, ma anche la deducibilità fiscale per l’impresa, l’IVA, il trattamento del dipendente, il numero di chilometri percorsi e la frequenza delle trasferte.
In molti casi, una corretta analisi preventiva può consentire all’impresa di individuare una soluzione fiscalmente ed economicamente più efficiente.
Auto aziendale o rimborso chilometrico: le due alternative
Le principali possibilità sono due.
1. Auto aziendale ad uso promiscuo
L’impresa mette a disposizione del dipendente un’automobile che può essere utilizzata sia per motivi di lavoro sia per esigenze personali.
L’azienda sostiene normalmente i principali costi collegati al veicolo, come:
- – acquisto o leasing;
- – noleggio;
- – assicurazione;
- – manutenzione;
- – carburante, secondo le modalità previste;
- – altri costi di gestione.
Per il dipendente, l’utilizzo personale dell’automobile costituisce un fringe benefit, che viene assoggettato a tassazione secondo le regole previste dalla normativa.
Dal punto di vista dell’impresa, i costi dell’autovettura sono deducibili entro i limiti fiscali previsti e l’IVA è detraibile, in linea generale, nella misura del 40%.
2. Rimborso chilometrico
In alternativa, il dipendente utilizza la propria automobile per effettuare trasferte di lavoro e l’impresa riconosce un rimborso chilometrico calcolato sulla base delle tabelle ACI.
In questo caso:
- – l’automobile rimane di proprietà del dipendente;
- – l’impresa non deve acquistare o gestire il veicolo;
- – i costi vengono sostenuti dal dipendente;
- – l’impresa riconosce un rimborso in relazione ai chilometri percorsi;
- – il rimborso, se correttamente determinato e documentato, non concorre alla formazione del reddito del dipendente.
Per l’impresa, tuttavia, la deducibilità del rimborso è soggetta alle condizioni e ai limiti previsti dalla normativa fiscale.
Quanto costa realmente un’auto aziendale?
L’auto aziendale può rappresentare una soluzione molto interessante quando il dipendente percorre molti chilometri e utilizza frequentemente il veicolo anche per esigenze personali.
L’impresa sostiene infatti i costi di gestione dell’automobile, mentre il dipendente beneficia della disponibilità del mezzo anche al di fuori dell’attività lavorativa.
Per l’impresa, però, è importante considerare che la deduzione fiscale dei costi non è integrale.
Per le autovetture concesse in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta, i costi sono generalmente deducibili nella misura del 70%, secondo quanto riportato nel documento di riferimento.
Anche l’IVA relativa all’acquisto e alle spese connesse all’autovettura è soggetta a specifiche limitazioni.
Per questo motivo, il costo effettivo per l’impresa deve essere valutato considerando sia il costo sostenuto sia il relativo trattamento fiscale.
Il fringe benefit: quanto paga il dipendente?
Uno degli aspetti più importanti nella scelta dell’auto aziendale riguarda la tassazione del dipendente.
Per l’auto concessa in uso promiscuo per la maggior parte del periodo d’imposta, il fringe benefit viene determinato applicando una percentuale a una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri, utilizzando il costo chilometrico risultante dalle tabelle ACI.
Nel documento vengono indicate le seguenti percentuali:
- – 10% per i veicoli esclusivamente elettrici;
- – 20% per i veicoli elettrici ibridi plug-in;
- – 50% per gli altri veicoli.
Il valore ottenuto rappresenta il beneficio imponibile per il dipendente, con eventuali riduzioni derivanti dalle somme dallo stesso corrisposte.
Questo significa che il modello di automobile scelto può avere un impatto significativo anche sulla tassazione del dipendente.
Quando può convenire il rimborso chilometrico?
Il rimborso chilometrico può essere particolarmente interessante quando il dipendente utilizza la propria automobile prevalentemente per effettuare trasferte di lavoro.
In questo caso l’impresa evita di sostenere direttamente i costi di acquisto, leasing o noleggio dell’automobile e riconosce un importo collegato all’effettivo utilizzo del mezzo per l’attività lavorativa.
Il rimborso viene determinato sulla base dei chilometri percorsi e dei parametri previsti dalle tabelle ACI, tenendo conto del tipo di veicolo utilizzato.
È quindi fondamentale che siano adeguatamente documentati:
- – la trasferta;
- – la destinazione;
- – i chilometri percorsi;
- – il veicolo utilizzato;
- – il criterio utilizzato per determinare il rimborso.
Una corretta documentazione è essenziale per sostenere il trattamento fiscale applicato.
Auto aziendale o rimborso chilometrico: cosa conviene all’impresa?
La risposta dipende dalle caratteristiche concrete dell’attività.
In linea generale, il rimborso chilometrico può risultare interessante quando:
- – il dipendente dispone già di un’automobile propria;
- – le trasferte sono frequenti ma non richiedono necessariamente la disponibilità permanente di un veicolo aziendale;
- – l’impresa vuole evitare i costi di acquisto o leasing dell’automobile;
- – si vuole mantenere una struttura dei costi strettamente collegata all’utilizzo effettivo del veicolo.
L’auto aziendale ad uso promiscuo, invece, può essere particolarmente interessante quando:
- – il dipendente percorre molti chilometri;
- – l’automobile viene utilizzata frequentemente anche per esigenze personali;
- – l’azienda vuole offrire un benefit al dipendente;
- – si vuole mettere a disposizione del lavoratore un veicolo senza che quest’ultimo debba sostenerne direttamente i principali costi di gestione.
Il documento sottolinea infatti che la convenienza per l’impresa può non coincidere con quella del dipendente.
Un esempio concreto
Vediamo un esempio riportato nel documento.
Supponiamo un dipendente con:
- – RAL di 30.000 euro;
- – aliquota marginale IRPEF ipotizzata del 33%;
- – 15.000 km annui;
- – automobile ibrida;
- – costo chilometrico ACI ipotizzato di 0,50 euro.
Auto aziendale
Nel caso di automobile ibrida plug-in, il fringe benefit sarebbe:
15.000 × 0,50 × 20% = 1.500 euro
Con un’aliquota marginale del 33%, la tassazione teorica del benefit sarebbe pari a:
1.500 × 33% = 495 euro
Il dipendente avrebbe quindi una tassazione aggiuntiva di 495 euro, beneficiando però della disponibilità dell’automobile e della copertura dei relativi costi di gestione secondo gli accordi aziendali.
Rimborso chilometrico
Ipotizzando invece 10.000 km di trasferte:
10.000 × 0,50 = 5.000 euro
Il rimborso sarebbe pari a 5.000 euro e, secondo l’esempio riportato, non sarebbe tassato in capo al dipendente se correttamente determinato e documentato.
Per l’impresa, nell’esempio, la deduzione fiscale sarebbe pari a 5.000 euro, con un risparmio fiscale ipotizzato di 1.200 euro applicando un’aliquota del 24%.
E se il dipendente ha un reddito più elevato?
Nel caso di un dipendente avente una RAL di 50.000 euro e un’aliquota marginale IRPEF ipotizzata del 43%.
Con 15.000 km annui e una tariffa ACI ipotizzata di 0,50 euro/km, il fringe benefit dell’auto a benzina sarebbe pari a:
15.000 × 0,50 × 50% = 3.750 euro
La relativa tassazione, nell’ipotesi considerata, sarebbe:
3.750 × 43% = 1.612,50 euro.
Con il rimborso chilometrico, invece, 15.000 km comporterebbero un rimborso teorico di:
15.000 × 0,50 = 7.500 euro
Nell’esempio, tale importo rappresenta il rimborso riconosciuto al dipendente e il costo deducibile per l’impresa, nei limiti previsti dalla normativa.
L’esempio dimostra perché non è possibile stabilire a priori quale soluzione sia sempre più conveniente.
La scelta deve essere fatta caso per caso
Per un’impresa non è sufficiente chiedersi: “È meglio l’auto aziendale o il rimborso chilometrico?”
La domanda corretta è:
“Quale soluzione è più conveniente per la mia azienda, considerando costi, fiscalità, utilizzo dell’auto e trattamento del dipendente?”
Per rispondere è necessario analizzare almeno:
- – numero di dipendenti interessati;
- – chilometri percorsi annualmente;
- – frequenza delle trasferte;
- – tipologia e valore dell’automobile;
- – acquisto, leasing o noleggio;
- – utilizzo personale del veicolo;
- – aliquota fiscale del dipendente;
- – costi di assicurazione, manutenzione e carburante;
- – limiti di deducibilità;
- – trattamento IVA;
- – documentazione necessaria per trasferte e rimborsi.
La consulenza del commercialista può evitare scelte costose
La gestione delle autovetture aziendali non dovrebbe essere affrontata esclusivamente sulla base del prezzo di acquisto o del canone di leasing.
Una soluzione apparentemente conveniente potrebbe infatti diventare meno vantaggiosa una volta considerati tassazione del fringe benefit, deducibilità dei costi, IVA, percorrenza effettiva e costi di gestione.
Per questo, prima di acquistare o prendere a noleggio un’automobile aziendale, può essere utile effettuare un confronto numerico tra le diverse alternative.
Il nostro studio può aiutarti a calcolare la soluzione più conveniente considerando il costo complessivo per l’impresa e l’impatto fiscale sul dipendente.
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